Atlantide

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Mappa immaginaria di Atlantide dal Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, pubblicato ad Amsterdam nel 1665 (la mappa è orientata con il Sud verso l'alto)

Atlantide (in greco Ἀτλαντίς, "figlia di Atlante") è una leggendaria isola menzionata per la prima volta da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia.

Il nome dell'isola deriva da quello di Atlante, il leggendario governatore dell'Oceano Atlantico, che sarebbe stato anche, secondo Platone, il primo re dell'isola, anche se, nella leggenda raccontata da Platone, Atlante non è rappresentato come il mitologico Titano, figlio di Giapeto e di Climene, che regge sulle sue spalle il mondo intero, bensì come un semidio, figlio di Poseidone e di Clito.

Nel racconto di Platone Atlantide era una potenza navale situata "oltre le Colonne d'Ercole" che conquistò molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa 9mila anni prima il tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sprofondò "in un singolo giorno e notte di disgrazia".

Essendo una storia funzionale ai dialoghi di Platone, Atlantide è generalmente vista come un mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie idee politiche. Benché la funzione di Atlantide sembri chiara alla maggior parte degli studiosi, essi disputano su quanto e come il racconto di Platone possa essere ispirato ad eventuali tradizioni più antiche. Alcuni argomentano che Platone si basò sulla memoria di eventi passati come l'eruzione di Thera o la Guerra di Troia, mentre altri insistono che egli trasse ispirazione da eventi contemporanei come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o la fallita invasione ateniese della Sicilia nel 415413 a.C.

La possibile esistenza di un'autentica Atlantide venne attivamente discussa durante l'antichità classica, ma fu generalmente rigettata e occasionalmente parodiata da autori posteriori. Mentre si conosce poco durante il Medioevo, la storia di Atlantide fu riscoperta dagli umanisti nell'era moderna. La descrizione di Platone ha ispirato le opere utopiche di numerosi scrittori rinascimentali, come La nuova Atlantide di Bacone. Atlantide ispira la letteratura contemporanea, dalla fantascienza ai fumetti ai film, essendo divenuta sinonimo di ogni e qualsiasi ipotetica civiltà perduta nel remoto passato.

Indice

I Dialoghi di Platone

Platone dipinto da Raffaello, Stanza della Segnatura, Palazzi Pontifici, Vaticano
De Atlantide ad Timaeum atque Critiam Platonis (Johann Christian Bock, 1685)

Platone riporta una discussione avvenuta nel 421 a.C. ad Atene, cui parteciparono Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia:

« Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (...) In tempi posteriori (...), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (...) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve. »

Nel Timeo si racconta di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi di una antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che ormai vedeva vincenti i secondi. Secondo i sacerdoti, Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d'Ercole, politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia. Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi, un immenso cataclisma fece sprofondare l'isola sotto l'Oceano, distruggendo per sempre la civiltà di Atlantide.

Nel dialogo successivo, il Crizia, Platone descrive più nel dettaglio la situazione geopolitica di Atlantide, collocando il tutto novemila anni prima.

Secondo Platone il dio Poseidone si sarebbe innamorato di Clito, una fanciulla di Atlantide, e "recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua ...". Al centro della città vi era il tempio di Poseidone e Clito, lungo 250 metri ed alto in proporzione, rivestito di argento al di fuori e di oricalco all'interno, con al centro una statua d'oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio. Poseidone e Clito ebbero 10 figli, il primo dei quali, Atlante, sarebbe divenuto in seguito il governatore dell'Impero. Questa divenne una monarchia ricca e potente e l'isola fu divisa in dieci zone, ognuna governata da un figlio di Poseidone e dai relativi discendenti. Inizialmente il loro era stato un governo saggio e giusto ma la convivenza con i mortali li corruppe a tal punto che Zeus fu costretto ad intervenire, inabissando l'isola.

Platone riferisce nel Timeo che l'isola era più grande della Libia (Nord Africa) e dell'Asia (Anatolia) messe insieme.

Sembra che Platone, nei suoi resoconti di Atlantide, attingesse a nozioni apprese nella città di Alessandria d'Egitto e precisamente alla scuola che faceva riferimento alla Biblioteca di Alessandria, prima che i Romani la distruggessero. Altra fonte furono forse i misteri eleusini, probabilmente derivati dai culti orfici. Secondo una ricostruzione ufologica, quindi, non ha senso cercare Atlantide in in luogo preciso, in quanto Atlantide non sarebbe altro che l'insieme delle terre emerse milioni di anni fa (gondwana, laurasia, ecc). Allora e lungo la sua storia, Atlantide si sarebbe configurata come la successione di una o più civiltà antiche, magari aventi raggiunto un progresso tecnologico pari o superiore al nostro, che si autodistrussero o vennero distrutte (da agenti naturali come meteoriti o vulcani, terremoti, ecc o da extraterrestri). I sopravvissuti regredirono allo stato di barbarie conservando pochi elementi della propria storia nei loro miti, che divennero religioni (magari all'origine dei miti tuaregh, greci o nordici). Si ipotizza che tali civiltà definite come regni atlantidei fossero delle colonie aliene sulla terra (di pleiadiani, siriani, clarion e altri). Se quest'ipotesi è vera dovrebbero essere disseminati sulla terra dei resti di tali civiltà (vedi Yonaguni, Isola di Pasqua, Rovine sommerse di Cuba, Bayankaraula, Città del Messico, Santorini e Creta in Grecia, la Sardegna, le Azzorre e Jaen e Donana in Andalusia). Inoltre il sensitivo americano Edgar Cayce aveva detto che la Sfinge di Giza aveva delle camere interne contenenti documentazione su Atlantide e dopo 40 anni in effetti sono state scoperte delle camere interne in cui si entra da un'apertura sulla testa della Sfinge.

Mappa di Atlantide ricostruita sulla base dei misteri eleusini

Influenza culturale

Antichità

Al di fuori dei dialoghi Timeo e Crizia di Platone non vi è alcun riferimento antico di prima mano su Atlantide, il che significa che tutti gli altri riferimenti si rifanno, in una maniera o nell'altra, a Platone.

Per quanto alcuni nell'antichità avessero ritenuto un fatto storico il racconto riportato da Platone, già il suo allievo Aristotele non diede molta importanza alla cosa, liquidandola come un'invenzione del maestro. Ad Aristotele è infatti attribuita la frase L'uomo che l'ha sognata, l'ha anche fatta scomparire.

Alcuni autori antichi videro Atlantide come frutto dell'immaginazione mentre altri credettero fosse reale [1]. Il filosofo Crantore di Soli, uno studente dello studente di Platone Senocrate, è spesso citato come esempio di autore che ritenne la storia un fatto storico. La sua opera, un commento al Timeo di Platone, è perduta, ma essa è riferita da Proclo, uno storico classico che scrisse sette secoli dopo [2]. Altri storici e filosofi dell'antichità che credevano nell'esistenza di Atlantide furono Strabone e Posidonio [3].

Il racconto di Platone sull'Atlantide può inoltre avere ispirato imitazioni parodiche: scrivendo solo poche decadi dopo il Timeo e Crizia, lo storico Teopompo di Chio narrò di una terra in mezzo all'oceano conosciuta come Meropide (ovvero terra di Merope). Questa descrizione era inclusa nel libro VIII della sua voluminosa Filippica, che contiene un dialogo tra re Mida e Sileno, un compagno di Dioniso. Sileno descrive i Meropidi, una razza di uomini che crescevano al doppio dell'altezza normale e abitavano due città sull'isola di Meropis (Cos?): Eusebes (Εὐσεβής, "città pia") e Machimos (Μάχιμος, "città combattente"). Egli inoltre scrive che un'armata di dieci milioni di soldati attraversarono l'oceano per conquistare Iperborea, ma abbandonarono tale proposito quando si resero conto che gli Iperborei erano il popolo più fortunato del mondo. Heinz-Günther Nesselrath ha argomentato che questi e altri dettagli della storia di Sileno sono intesi come imitazioni ed esagerazioni della storia di Atlantide, allo scopo di esporre le idee di Platone al ridicolo [4].

Zotico, un filosofo neoplatonico del III secolo a.C., scrisse un poema epico basato sul racconto di Atlantide di Platone [5].

Lo storico romano del IV secolo d.C. Ammiano Marcellino, dissertando sulle perdute opere di Timagene, uno storico attivo nel I secolo a.C., scrive che i Druidi della Gallia riferirono che parte degli abitanti di quella terra erano migrati lì da isole lontane. Alcuni hanno inteso che si parlasse di sopravvissuti di Atlantide giunti via mare nell'Europa occidentale, ma Ammiano in realtà parla di "isole e terre oltre il Reno" [6], un'indicazione che gli immigrati in Gallia vennero dal Nord (Britannia, Olanda o Germania) [7]. Secondo Diodoro Siculo, comunque, i Celti che venivano dall'oceano adoravano gli dei gemelli Dioscuri che apparvero loro provenienti dall'oceano [8].

Un trattato ebraico sull'astronomia computazionale datato al 1378-1379, apparentemente una parafrasi di una precedente opera islamica a noi ignota, allude al mito di Atlantide in una discussione concernente la determinazione dei punti zero per il calcolo della longitudine [9].

Epoca moderna

Olaus Rudbeck svela ai suoi "predecessori" Esiodo, Platone, Aristotele, Apollodoro, Tacito, Odisseo, Tolomeo, Plutarco e Orfeo la "verità" su Atlantide. Da Atland eller Manheim, 1679-89.
Una mappa che mostra l'ipotetica estensione dell'impero di Atlantide; da Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius Donnelly, 1882

Riscoperta dagli umanisti nell'era moderna, la storia di Platone ha ispirato le opere utopiche di numerosi scrittori dal Rinascimento in poi. La nuova Atlantide di Francesco Bacone del 1627 descrive una società utopica, chiamata Bensalem, collocata al largo della costa occidentale americana. Un personaggio del libro sostiene che la popolazione proveniva da Atlantide, fornendo una storia simile a quella di Platone e collocando Atlantide in America. Non è chiaro se Bacone intendesse l'America settentrionale o quella meridionale.

Lo scienziato svedese Olaus Rudbeck (16301702) scrisse nel 1679-1702 Atlantica (Atland eller Manheim), un lungo trattato dove sostenne con patriottismo che la Svezia era la perduta Atlantide, la culla della civiltà, e lo svedese era la lingua di Adamo da cui si sarebbero evoluti latino ed ebraico [10].

The Chronology of the Ancient Kingdoms Amended (1728, postumo) di Isaac Newton studia una varietà di collegamenti mitologici con Atlantide [11].

Alla metà e nel tardo Ottocento numerosi rinomati studiosi mesoamericani, a partire da Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg, tra i quali Edward Herbert Thompson e Augustus Le Plongeon proposero l'idea che Atlantide fosse in qualche maniera correlata alla civiltà Maya e alla cultura azteca. La pubblicazione nel 1882 di Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius Donnelly stimolò un notevole interesse popolare per Atlantide. Donnelly prese seriamente il resoconto di Platone su Atlantide e tentò di stabilire che tutte le antiche civiltà conosciute discendessero da questa progredita cultura del Neolitico.

Nel corso della fine dell'Ottocento le idee sulla natura leggendaria di Atlantide si combinarono con storie di altre terre perdute come Mu e Lemuria. Helena Blavatsky scrisse nel suo libro La dottrina segreta (1888) che gli Atlantiani erano eroi culturali (contrariamente a Platone, che li descrive dediti principalmente alle cose militari), e che erano la quarta "Razza radicale" (Root Race), a cui successe la "razza ariana". Rudolf Steiner scrisse dell'evoluzione culturale di Mu o Atlantide. Il sensitivo americano Edgar Cayce menzionò per la prima volta Atlantide nel 1923 [12], ed in seguitò asserì che era collocata nei Caraibi, proponendo che Atlantide fosse un'antica civiltà, altamente evoluta, ora sommersa, dotata di forze navali e aeree mosse da una misteriosa forma di cristallo di energia. Egli predisse inoltre che delle parti di Atlantide sarebbero riemerse nel 1968 o 1969. La Bimini Road, una formazione rocciosa sommersa con pietre rettangolari appena al largo di North Bimini Island, è stata descritta come una possibile prova di questa civiltà.

Ignatius Donnelly
Il sensitivo americano Edgar Cayce, 1910

Il concetto di Atlantide attrasse i teorici nazisti. La teoria del Ghiaccio Cosmico (1913) [13] di Hanns Hörbiger (1860-1931) aveva infatti conquistato un vasto appoggio popolare e venne promossa dal regime nazista per le sue implicazioni razziali. Hörbiger riteneva che la Terra fosse soggetta a periodici cataclismi provocati della caduta di una serie corpi celesti che da comete erano diventati satelliti; la sommersione di Atlantide e di Lemuria sarebbero state provocate dalla cattura dell'attuale satellite della Terra, la Luna. I periodi di avvicinamento dei satelliti avrebbero provocato (per diminuzione della gravità) la nascita di stirpi di giganti di cui parlano la varie mitologie. Alfred Rosenberg (Mito del XX secolo, 1930) parlò di una razza dominante "nordico-atlantiana" o "ariano-nordica". Nel 1938 l'alto ufficiale Heinrich Himmler (allora capo supremo delle forze dell'ordine del Terzo Reich) organizzò una ricerca in Tibet allo scopo di trovare le spoglie degli Atlantidei bianchi. Secondo Julius Evola (Rivolta contro il mondo moderno, 1934) gli Atlantiani erano Iperborei: superuomini nordici originari del Polo Nord (vedi Thule).

Da quando la deriva dei continenti divenne ampiamente accettata nel corso degli anni sessanta, ha iniziato a svanire la popolarità di buona parte delle teorie sul “continente perduto” di Atlantide, mentre si iniziava ad accettare ampiamente la natura immaginaria degli elementi della storia di Platone.

Le ipotesi sulla collocazione

Mappa congetturale di Atlantide di Bory de Saint-Vincent del 1803 che situa l'isola verso le Azzorre, le Canarie e Madera

Sulla scorta di Aristotele e per la mancanza di fonti prima di Platone, si ritiene in genere che il mito di Atlantide sia solo una finzione letteraria, interamente elaborata dal filosofo greco a partire da riferimenti mitologici e dalle proprie idee politiche e filosofiche. Seppure Atlantide in quanto tale appaia solo raramente nei testi greci o latini (e solo come rielaborazione a partire dal racconto di Platone), miti e leggende di continenti o città sommersi sono ricorrenti e, come quello del Diluvio universale, appartengono a numerose antiche civiltà e culture.

Alcuni tuttavia hanno cercato di immaginare Atlantide come un luogo realmente esistito, o quantomeno di identificare gli elementi storici e geografici che possono avere originato il racconto di Platone.

Dai tempi di Donnelly, ci sono state dozzine - probabilmente centinaia - di proposte di localizzazione per Atlantide, al punto che il suo nome è divenuto un concetto generico, indipendente dal racconto di Platone. Questo è riflesso dal fatto che, in effetti, molti dei siti proposti non sono affatto nell'ambito dell'Oceano Atlantico. Si tratta a volte di ipotesi di accademici o archeologi, mentre altre si devono a sensitivi o ad altri ambiti pseudoscientifici. Molti dei siti proposti condividono alcune delle caratteristiche della storia originale di Atlantide (acque, fine catastrofica, periodo di tempo rilevante), ma nessuno è stato dimostrato come la "vera" Atlantide storica.

Le ipotesi sull'effettiva collocazione di Atlantide sono le più svariate [14]. Se è vero che Platone nei suoi due dialoghi parla esplicitamente di "un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme" oltre le Colonne d'Ercole (ovvero lo Stretto di Gibilterra), alcuni studiosi, vista l'effettiva difficoltà nell'immaginarsi un'isola-continente nell'Atlantico scomparsa in breve tempo senza lasciare pressoché nessuna traccia, hanno scelto collocazioni alternative.

Dapprima si è pensato all'America, che in effetti è un continente in mezzo all'Oceano (Atlantico) che però ai tempi di Platone non era per nulla conosciuto e che, per quanto se ne sappia, non ha conosciuto cataclismi recenti. Altri hanno pensato al deserto del Sahara, che in un periodo passato potrebbe essere stato fertile e ospitare molte persone, ma la descrizione di Platone non trova molte corrispondenze.

Alcuni hanno voluto vedere in alcune mappe risalenti al Medioevo (mappa di Piri Reìs) la rappresentazione di Atlantide nell'estremo sud, proprio dopo la Terra del Fuoco, fra l'America meridionale e l'Antartide. Secondo costoro infatti è probabile che l'Antartide, un tempo terra fertile e rigogliosa (cosa risalente secondo resti di vegetazione scoperti nello scorso secolo che fanno pensare grazie all'analisi al carbonio 14, che l'Antartide fosse sgombro dai ghiacci già 50.000 anni fa) sia stata la sede di Atlantide. Altri tuttavia vedono nelle stesse mappe solo delle grossolane rappresentazioni dell'America. Infine altri ancora la identificherebbero con un altro leggendario continente perduto, Lemuria, situato fra l'Africa e l'India.

Altra ipotetica collocazione è, secondo alcuni, tra cui il sensitivo Edgar Cayce, nel Mar dei Sargassi [15]: i fenici conoscevano le Azzorre e lungo la faglia atlantica non sono sconosciuti casi di emersione e affondamento di isole, anche in tempi storici recenti; si tratta comunque di piccole isole e non di continenti che potessero ospitare fiumi navigabili come nel racconto di Platone.

Nel Mediterraneo

Diverse ipotesi sulla collocazione di Atlantide nel mar Mediterraneo
Ipotesi sulla diffusione delle ceneri dell'esplosione dell'isola di Thera

La maggior parte delle ipotesi avanzate di recente indicano la collocazione della mitica isola non più nell'Oceano o in altri luoghi troppo remoti (ormai scartati per motivi geologici, cronologici e storici), ma più vicino, nel Mediterraneo o nei suoi immediati dintorni, dove Platone più probabilmente poteva avere tratto i vari elementi per costruire il suo racconto. Le conoscenze geografiche dei greci all'epoca di Platone erano infatti molto vaghe e limitate al bacino del Mediterraneo, ed erano in realtà sufficientemente precise solo nell'ambito dell'Egeo.

Una tra le teorie più singolari, studiata e approfondita nella prima metà del Novecento, sostiene che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della Civiltà minoica (civiltà cretese dell'età del bronzo), che ebbe fine intorno al 1450 a.C., in circostanze non ancora ben chiarite. La causa potrebbe essere l'esplosione del vulcano dell'isola di Thera, attualmente Santorini, che provocò lo sprofondamento parziale dell'isola e giganteschi terremoti: l'esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo una terrificante onda anomala in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste (le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell'Egeo in sole due ore, raggiungendo un'altezza di circa trenta metri), a cui sarebbero seguite entro due-tre giorni le ceneri riversate dall'esplosione vulcanica [16].

Una teoria analoga è stata avanzata più recentemente dal giornalista italiano Sergio Frau dopo aver appreso tutte le informazioni dallo studioso Paolo Valente Poddighe, ha pubblicato Le colonne d'Ercole (2002): le colonne di cui parla Platone andrebbero in realtà identificate con il canale di Sicilia, dunque l'isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna; il popolo che edificò i nuraghi coinciderebbe con il misterioso popolo dei Shardana o Šerden, citati tra i "popoli del mare" che secondo le cronache degli antichi egizi tentarono di invadere il Regno d'Egitto. Alcuni Šhardana sarebbero quindi emigrati nella penisola italica, dove avrebbero dato origine alla civiltà etrusca. In effetti la Sardegna possiede ancora oggi zone pianeggianti situate alcuni metri sotto il livello del mare e ciò fa pensare che, essendo una terra geologicamente troppo antica per subire o aver subito catastrofi naturali di dimensioni troppo elevate, possa invece esser stata soggetta in passato a cataclismi legati al mare, il cui territorio probabilmente non avrebbe potuto respinger a causa appunto dell'altezza della sua superficie rispetto a quella marina. Oltretutto la mancanza di terremoti avrebbe permesso una grande espansione edilizia all'interno dell'isola, che probabilmente all'epoca sarebbe potuta apparire in maniera notevolmente diversa.

Immagine da satellite dell'isola di Santorini, uno dei molti luoghi in cui si è ipotizzata la collocazione di Atlantide

Rispetto alla collocazione cronologica, alcuni hanno ipotizzato che il sacerdote di Sais, in Egitto, da cui venne tramandato il racconto, avesse parlato di "mesi" e solo la traduzione greca avrebbe accennato a 9000 "anni". Se così fosse l'intera vicenda dell'assalto atlantideo non verrebbe collocato nel 9399 a.C. (data preistorica improbabile) bensì intorno al 1149 a.C.; ossia quando in Egitto regnò Ramses III, riconosciuto oppositore di invasioni provenienti dal mare. Alcuni identificano con l'isola di Cipro i resti del continente di Atlantide [17].

Una tra le molte teorie recenti collocherebbe Atlantide in Spagna, precisamente in Andalusia, vicino Cadice. È l'opinione dello studioso tedesco Rainer Kuehne che si avvale di rilevazioni satellitari, attribuite però a Georgeos Dìaz-Montexano. Qualcosa combacia, come la forma delle strutture rilevate e l'ambientazione vicino a montagne (in questo la Sierra Morena e la Sierra Nevada), come da descrizioni di Platone, in cui sono anche presenti ricche miniere di rame. Tuttavia, se avesse ragione Kuehne, non si tratterebbe di un'isola, come vuole tradizione, e le dimensioni dal satellite non combaciano con quelle di Platone.

Comunque sia, ovunque la si voglia situare, Atlantide affascina soprattutto per i miti che avvolgono il suo popolo e la sua fine.

Atlantide in Ufologia

Immagine di fantasia di Atlantide

In Atlantide oltre agli umani vivevano anche i Cetacei Lyriani. Atlantide sarebbe una colonia siriana, ma quando i rettiliani si inserirono nello schema evolutivo ad Atlantide, gli Atlantidei avevano raggiunto un livello paragonabile a quello di una ragazzina di 13 o 14 anni, mentre loro avevano un livello pari a quello di un uomo di 65 anni. Pertanto s'imposero nel loro schema evolutivo contro la loro volontà. Avrebbero potuto tranquillamente sopraffare le forze Atlantidee se solo fossero stati un numero superiore. Purtroppo per loro erano troppo pochi e furono costretti a rispettare il loro ingenuo schema evolutivo, almeno per qualche tempo. Nonostante i continui conflitti le cose procedettero abbastanza normalmente fino a circa 16.000 anni fa. All'epoca un meteorite colpì il nostro Pianeta. Gli Atlantidei possedevano una cultura estremamente evoluta, perciò si erano resi conto del pericolo proveniente dal cielo. In effetti avevano la tecnologia per respingere la cometa fuori dal cielo. I Marziani volevano usare la loro tecnologia per distruggere il corpo celeste che stava per colpire il Pianeta, ma nonostante la grande influenza che avevano su di noi, ebbe il sopravvento la parte femminile degli atlantidei, che diceva così: "No, non sparate verso il cielo, è la volontà di Dio. Ciò che dev'essere, sarà, lasciate che accada". Così il meteorite colpì il pianeta, nella parte abitata principalmente dai Marziani. La maggior parte della regione sprofondò. Per i Marziani sopravvissuti fu l'ultima goccia. I sostenitori convinti della Merkaba esteriore decisero che non avrebbero più seguito il nostro modo di pensare e avrebbero continuato per la loro strada. Decisero di mettere in atto un altro esperimento luciferino, come avevano fatto un milione di anni prima su Marte e che aveva dato origine al veicolo esteriore. Tuttavia non possedevano ancora la capacità di creare la Merkaba interna, in quanto negli anni sulla terra non si erano mai veramente interessati al loro sviluppo della parte femminile, quindi non avevano un corpo emotivo e di conseguenza non avevano e non provavano Amore per niente e nessuno. Senza questo elemento non poterono creare il campo di controrotazione per la creazione del corpo unico. Avevano, o quantomeno credevano di avere la capacità di creare la Merkaba esteriore. Nel tentativo di crearla, intensificarono la patologia dell’esteriorizzazione della Merkaba sulla Terra e fallirono miseramente. Perdettero il controllo dell'esperimento, in seguito al quale i livelli tra le dimensioni cominciarono a schiudersi, provocando l'arrivo di milioni di spiriti che non avrebbero dovuto trovarsi sul pianeta, entità fino a quel momento confinate in altri mondi dimensionali. Quest'ultimo colpo fu fatale e il pianeta fu travolto dalla follia. Immaginatevi milioni di spiriti di entità telecinetiche, urlanti, terrorizzate e dotate di alte capacità medianiche che scorrazzavano non solo nell'atmosfera ma anche nella mente e nello spirito degli abitanti del pianeta. I Maestri Ascesi furono di grande aiuto, per chiudere e sigillare le principali fenditure che si erano create tra le dimensioni. Ma con milioni di esseri incorporei già sul pianeta ogni atlantideo ne aveva nel suo corpo un numero che andava do 20 a 100. La situazione di Atlantide era peggiore della nostra, anche se noi stiamo andando rapidamente nella stesa direzione. Sappiate che quegli spiriti sono ancora qui. Questo esperimento fallito si verificò circa 16.000 anni fa, e per i successivi 4.000 anni le cose non fecero che peggiorare, finché circa 12.500 anni fa Atlantide sprofondò scomparendo. I Maestri ascesi che, rappresentavano l'aspetto superiore della nostra specie, il più alto livello di consapevolezza mai raggiunto su questo pianeta, si elevarono fino alla decima undicesima e dodicesima armonica della 6° dimensione in cerca di aiuto. Volevano trovare un modo per salvare tutti. Tutti perchè dal loro punto di vista fatto di Amore e Unità, era inammissibile salvare solo gli atlantidei e far morire i rettiliani e le entità che avevano invaso il pianeta. Pertanto si diedero da fare per trovare il modo migliore affinchè non ci fossero vincitori e vinti ma solamente dei vincitori. Dopo la distruzione di Atlantide sembra che i superstiti emigrarono nel Sahara e nel Medio oriente. Ricordi di questo esodo sono i miti di fondazione dei Tuareg. Secondo il contattismo di Patricia Cori che comunicherebbe coi siriani dopo la catastrofe molti atlantidei crearono delle colonie sotterranee avanzatissime tuttora attive. Secondo i miti del nazismo esoterico i nazisti cercarono tra il 1942 al 1945 di conquistare il mondo perchè convinti che questi atlantidei sotterranei sarebbero usciti in superficie e avrebbero dominato la Terra e i nazisti ne volevano diventare i vicerè (fortunatamente non è andata così). Vedi la voce della contattista Maria Orsitsch.

Mappa di Atlantide

Atlantide e presenza dei giganti secondo i misteri eleusini

Atlantide sorgeva nel mezzo dell’ Atlantico più o meno dove oggi ci sono le Azzorre. 15000 anni fa la Terra stava attraversando un periodo di grande glaciazione che ridusse i livelli dei mari e mutò il clima planetario. Il bassopiano delle azzorre emerse e nel giro di alcuni secoli fu molto fertile. Sorse un piccolo continente proprio al centro di molte culture umane di allora. La città di atlantide era famosa per il poderoso porto che commerciava con tutto il mondo rendendola la più ricca del mondo. Senza l’ assillo di invasioni e depredazioni sorse una civiltà pacifica e dedita agli studi ma anche intenzionata a tenere a bada possibili formazioni di regni troppo forti che avrebbero potuto un giorno abbatterla. I suoi abitanti si ritirarono sempre più in loro stessi e non si accorsero della catastrofe che si avvicinava. Terremoti di certo c’ erano e la civiltà si premurò di costruire mura possenti ed edifici ben solidi in genere basti su grandi megaliti ben conficcati nel terreno e pietre perfettamente sagomate ad incastrarsi perfettamente tra di loro. Usavano gli elefanti per i trasporto del pesante materiale roccioso.

Allora l’ Europa era secca o percorsa da una vasta prateria regno del grande mammut mentre il nord africa era una rigogliosa savana con un grande lago. La zona era abitata ma gli atlantidei si guardarono bene da permettere ad essi di evolversi tanto da dar loro in un futuro qualche fastidio. L’ area mesoamericana invece aveva già degli avamposti militari per tenere sotto controllo i primitivi.

L ‘ impero si estendeva fino al tirreno poiché nell’ egeo incontrarono una forte resistenza micenea.

Gli abitanti non erano molti. Erano dediti allo studio mentre i loro schiavi lavoravano i floridi campi ben irrigati. Qesto popolo era alto e con connotazioni nordiche. Doveva vivere al chiso al buio e resistere ai venti gelidi allora presenti provenienti dai non molto lontani ghiacci polari.

A nord dell ‘atlantico per migliaia di chilometri si estendeva la banchisa polare come un muro di ghiaccio. Purtroppo la banchisa nasceva sulla catena vulcanica oceanica ed era solo il suo peso ad impedire che le terre si alzassero. Quando cominciò un timido scioglimento il peso diminuì fino al punto critico e i vulcani esplosero gettando vapore e magma, squarciando il ghiaccio e gettando milioni di tonnellate dello stesso nell’ oceano. L’ onda che si creò ,lunga migliaia di chilometri quando raggiunse i bassi fondali delle azzorre si innalzo imponente e devastò il nord dell’ isola poi raggiunse il sud. L’ avanti e indietro ed i gorghi del mare spazzarono la zona per ore devastando e triturando e rimescolando tutto. Di atlantide non rimase assolutamente nulla .Qualche detrito fu trascinato negli abissi e poi sepolto dal fango e quindi da millenari sedimenti. Se oggi volessimo ritrovare un reperto dovremmo scavare negli abissi per chilometri, ecco perchè di una civiltà concentrata e xenofoba non ci è giunto nulla tranne le voci dei paesi che con loro commerciavano.

La catastrofe fu improvvisa e potente ma non è impossibile che qualcuno si trovasse abbastanza distante da tentare una fuga. Le terre più vicine eccetto le isole poi spazzate dal mare erano le coste occidentali africane e il centro nord america.

Un antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice Aubin, iniziava con queste parole: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta". Aztlan era un'isola dell'Atlantico e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano. Aztlan fu padre degli aztechi che influenzarono poi tutte le altre culture americane. A quanto pare i sopravissuti isolati e con nessuna risorsa misero in piedi un grandioso piano che prevedeva come scopo ultimo ricostruire la loro civiltà: plagiarono i primitivi americani e facendosi venerare come dei ottennero la loro collaborazione e fedeltà incondizionata., poterono così realizzare grandiosi opere.

Scelsero l’ america perché nessuna grande potenza era presente allora . Se avessero optato per l’ europa o il nord africa avrebbero prima opoi incontrato gli odiati popoli egei che già li avevano sconfitti. Avranno sicuramente tentato di realizzare il loro progetto nel centro e sud africa ma qualcosa certo non funzionò: alcune civiltà sorsero ma si dissolsero anche in fretta.

L’Egitto poteva essere una buona base di partenza ma dobbiamo tenere sempre presente la xenofobia e il desiderio di estremo isolazionismo degli atlantidei. Alla fine l’ america era perfetta e sicuramente si spinsero anche più ad ovest nel pacifico fino all’ isola di pasqua.

Ma in america c’ era anche qualcosa d’ altro che attirava i superstiti. Molte antiche rovine sono oggi state rinvenute sulle ande con stradoni che si perdono nel nulla. C’ è chi ipotizza che in un lontanissimo passato il mare era molto più alto e le città di montagna erano in realtà antichissimi porti di un mondo completamente sommerso dall’ oceano. Tanta acqua non è concepibile e gli stradoni forse servivano per i trasporto di materiale.

Secondo la tradizione egizio - indiana, confermata anche da quella del Galles, la scomparsa dell'Atlantide sarebbe avvenuta in seguito a quattro catastrofi.

Il primo cataclisma avvenne circa 800.000 anni fa e fu determinato dal rovesciamento dei poli.

Il secondo Cataclisma probabilmente di origine vulcanica, sarebbe avvenuto circa 200.000 anni fa e per causa sua l'Atlantide restò ridotta e diminuita.

Il terzo cataclisma,avvenne 80.000 anni fa e dette alla terra un aspetto del tutto differente, riducendo l'Atlantide a due isole Routo e Daitya.

Infine il quarto cataclisma ebbe luogo nell'anno 9564 a.C. quando Atlantide non esisteva che allo stato d'isola: l'isola di Poseidone. Essa fu inghiottita e disparve così dalla terra.

La teoria di Sitchin

Grazie a un parallelo tra il calendario azteco di pietra di Città del Messico (detto Pietra del Sole, con al centro il dio azteco Xolotl con la lingua fuori) e le Gorgoni greche, Sitchin nota che vi sono alla base del disco duè dèi barbuti venuti da Est nella meso america (e gli indios sono glabri), probabilmente gli stessi noti in grecia come Zeus (Enlil) e Poseidone (Enki). Quindi la città descritta da Platone era probabilmente Tenochtitlan (l'attuale Città del Messico), abitata dagli Olmechi e dagli Anunnaki. Se è vera questa teoria, a un certo livello archeologico della città precolombiana sotto Mexico City ci dovrebbero essere le tracce di una distruzione improvvisa (con successiva ricostruzione, evidentemente, a livelli superiori).

Bibliografia

Mappa immaginaria di Atlantide di Patroclus Kampanakis. Originariamente disegnata nel 1891 [20]
Atlantide immaginata come una civiltà ideale (illustrazione di Lloyd K. Townsend, fine del XIX secolo)

Ad Atlantide sono state dedicate alcune migliaia di libri e saggi [18]. La breve narrazione di Platone (di circa una decina delle attuali pagine) dunque ha fatto probabilmente scorrere più inchiostro del resto del suo intero corpus filosofico. Di seguito si elencano solo alcune opere significative reperibili in italiano [19] o consultabili online.

Atlantide nei media

Le rovine di Atlantide in un'illustrazione di Alphonse de Neuville e Edouard Riou, dall'edizione di Hetzel di Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne

Una lista completa delle apparizioni di Atlantide nei mass media moderni potrebbe essere troppo estesa per poterla inserire qui. Ci limitiamo dunque a citarne alcune.

Narrativa

Atlantide al cinema

Descrizione della caduta di Atlantide di Monsù Desiderio (inizi XVII secolo)

Ad Atlantide si è ispirato numerose volte il cinema, soprattutto quello di fantascienza e il filone fanta-mitologico:

Altre isole perdute

Francobollo emesso dalle Isole Fær Øer (2004)

Tra le altre ipotetiche terre perdute, le più famose sono le isole di Avalon e Thule, oltre agli ipotetici continenti di Lemuria e di Mu (entrambi "nati" nella seconda metà dell'Ottocento).

Citazioni

« L'uomo che l'ha sognata, l'ha anche fatta scomparire. »

Aristotele

« La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano. E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici… »

L. Sprague de Camp

Note

1^ Nesselrath (2005), pp. 161–171.

2^ Timaios 24a: τὰ γράμματα λαβόντες.

3^ Strabo 2.3.6

4^ Nesselrath 1998, pp. 1–8.

5^ Porfirio, Vita di Plotino, 7-35.

6^ Res Gestae 15.9

7^ Fitzpatrick-Matthews, Keith. Lost Continents: Atlantis.

8^ [1] Bibliotheca historica - Diodorus Siculus 4.56.4: "And the writers even offer proofs of these things, pointing out that the Celts who dwell along the ocean venerate the Dioscori above any of the gods, since they have a tradition handed down from ancient times that these gods appeared among them coming from the ocean. Moreover, the country which skirts the ocean bears, they say, not a few names which are derived from the Argonauts and the Dioscori."

9^ Some say that they [the inhabited regions] begin at the beginning of the western ocean [the Atlantic] and beyond. For in the earliest times [literally: the first days] there was an island in the middle of the ocean. There were scholars there, who isolated themselves in [the pursuit of] philosophy. In their day, that was the [beginning for measuring] the longitude[s] of the inhabited world. Today, it has become [covered by the?] sea, and it is ten degrees into the sea; and they reckon the beginning of longitude from the beginning of the western sea. Selin, Helaine 2000, Astronomy Across Cultures: The History of Non-Western Astronomy, Kluwer Academic Publishers, Netherlands, pg 574. ISBN 0-7923-6363-9

10^ Auroux, Sylvain, ed. (2006). History of the Language Sciences: An International Handbook on the Evolution of Language Sciences. Walter de Gruyter, ISBN 3110167352, pp. 1125-1126.

11^ Isaac Newton (1728). The Chronology of Ancient Kingdoms Amended

12^ Robinson, Lytle, 1972, Edgar Cayce’s Story of the Origin and Destiny of Man, Berkeley Books, New York, pg 51.

13^ Glazial-Kosmogonie, 1913

14^ http://www.enricobaccarini.com/atl_realt%C3%A0ofan.htm

15^ Atlantide secondo Edgar Cayce

16^ Sette tracce di onde anomale di 1600 anni fa - articolo su Ulisse, 27 agosto 2004

17^ La teoria di Sarmast - articolo su Rai News, 15/11/2004

18^ "Un catalogo bibliografico incompleto della letteratura sull'Atlantide, compilato nel 1926 da J. Gattefossé e C. Roux, comprendeva ben 1700 titoli circa". R. Fondi, introduzione in Lyon Sprague De Camp. Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi, Fanucci, 1980

19^ Per un elenco più esteso di testi in italiano vedi: Bibliografia con testi in italiano su Atlantide e Una bibliografia con testi in italiano su Atlantide

20^ The procataclysm Communication of the Two Worlds via Atlantis, Costantinopoli 1893

Voci correlate

Collegamenti esterni

http://www.cerchinelgrano.info/atlantide_2012.htm

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